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Carnevale Avetranese

Carnevale Avetranese che con le mascherine e i carri allegorici è un momento di aggregazione sociale e incontro per gli avetranesi. L’idea di un Carnevale Avetranese prese corpo nel 1973 per merito della locale associazione Pro-loco e riuscì nell’intento di coinvolgere completamente la cittadinanza nell’intero corso delle feste carnevalesche con l’allestimento di pittoreschi carri allegorici.

Si è persa, pustroppo, nel tempo la tradizione della Quaremma (Quaresima), una specie di pupazzo con sembianze femminili vestita a lutto e appeso per le vie del paese al termine del Carnevale (in dialetto Carniali”). Affianco ad essa, ritenuta dalla credenza popolare moglie di carniali, erano appesi il fuso, la conocchia, l’arcolaio e sette taralli a simboleggiare le sette settimane di penitenza prima della festa di Pasqua.

Tria di S.Giuseppe

Il 19 marzo di ogni anno continua a vivere l’antica tradizione della “Tria di S.Giuseppe.” La festa in onore del santo è molto sentita in Avetrana ed è accompagnata da una serie di antiche e prelibate tradizioni gastronomiche. Il giorno della ricorrenza ha inizio con la celebrazione della Messa mattutina nella cappella del Santo (sec. XVIII) di proprietà della famiglia Briganti, al termine della quale ha luogo la benedizione e la distribuzione dei pani, i cosidetti “pupi di S.Giuseppe” come segno di devozione verso il santo. Segue sul tardi la processione per le vie del paese con la statua del Santo, a cui partecipa l’arciconfraternita dell’Immacolata.

A mezzogiorno con l’allestimento delle tavole imbandite nella piazza centrale viene benedetta dal sacerdote la “tria” (una specie di tagliatella) che subito dopo viene distribuita ai presenti per la degustazione generale in tutte le sue varianti gastronomiche. Il termine dialettale "tria" è antichissimo e deriva dall´arabo itrya, che significa "pasta secca". L’offerta di un pasto accomuna nella tradizione molti dei nostri paesi che nel passato hanno ospitato nuclei di colonie di provenienza albanese. Il rito folclorico della "tria", anticamente predisposta in “mattre”( grossi cassoni di legno adibiti alla manipolazione della farina), nasce come distribuzione di un pasto ai poveri e ai diseredati del paese. Tale “pranzo” era un tempo organizzato dai pochi benestanti locali. Successivamente diviene dono alimentare per sfamare i forestieri presenti e “offerta” sacra per ottenere la protezione del Santo.Tale tradizione venne poi a poco a poco assimilata alla festa religiosa divenendone parte integrante. Di San Giuseppe esistono tracce iconografiche sia nella Cappella che nella Chiesa Matrice. Nella Cappella esiste una pregevole tela del secolo XVIII raffigurante la morte del Santo e un’opera scultorea, busto, che lo raffigura. Mentre nella Chiesa Parrocchiale è conservata un’artistica statua in cartapesta, ne è autore il cav. Giuseppe Manzo di Lecce che la realizzò nel 1944. Ha subìto un restauro nel 1988 ad opera del maestro cartapestaio cav. Pietro Indino di Lecce. Un ultimo restauro conservativo è stato operato nel 2006 dall’artista leccese S. Merico. Essa fu realizzata in sostituzione di un’altra statua del Santo andata distrutta da un violento temporale nel corso della processione dedicata al medesimo.

Festa Patronale di S.Biagio

Il 28/29 aprile si svolge la Festa del Patrono S.Biagio. Nella credenza popolare S.Biagio è invocato come protettore dai mal di gola, tuttavia la sua protezione si estendeva ai tessitori, ai cardatori, agli strumentisti a fiato, agli animali e finanche ai fidanzati, all’acqua e ai pozzi. Un tempo non c’era casa ad Avetrana che non custodisse una immagine del patrono, in onore del quale ardeva una lampada ad olio che sembrava avesse poteri miracolosi. Infatti quando qualcuno della famiglia aveva a che fare con tosse, laringiti, faringiti la donna più anziana intingeva le dita in quell’olio e ungeva la gola del malato. Nel giorno della festa del Santo, il 3 febbraio, ha luogo la benedizione della gola in chiesa (un tempo questo giorno era legato all’accensione dei falò negli angoli delle strade del paese d’onde il nome dialettale di “San Biaggiu ti lu fuecu”, poi questa tradizione è andata via via scemando). Il 28 e 29 aprile la festa viene celebrata in modo solenne, con la processione della vigilia e con due giorni di luminarie nelle strade principali, conerti bandistici e fuochi pirotecnici.

Al Santo, protettore di Avetrana è dedicata una Fiera che venne istituita il 15 marzo 1913 per i giorni 28/29 aprile. Tuttavia la lettura del documento originale rimanda ad un altro deliberato del 22 agosto 1863. In esso si chiede di anticipare la Fiera dal 7 e 8 settembre (come da precedente decreto reale datato 15 agosto 1819) al 4 e 5 maggio. Attualmente la Fiera inizia qualche giorno prima della festa vera e propria e si svolge dal 25 al 28 aprile.

S.Antonio da Padova

Il 12 e 13 giugno si celebra la festività di S. Antonio Da Padova, compatrono del paese, in onore al quale nel 1919 vene istituita una Fiera il 4 e 5 settembre di ogni anno che però non ebbe seguito. Da qualche anno è ritornata l’usanza di benedire il primo covone di grano in piazza Vittorio Veneto. La festa organizzata da un comitato facente capo alla Parrocchia del Sacro Cuore ha il suo fulcro nella processione pomeridiana in onore del Santo cui segue la S.Messa celebrata all’aperto al termine della quale ha luogo la benedizione e distribuzione dei pani, i cosiddetti “pupi di Sant’Antonio”. Da alcuni anni inoltre è stata ripresa la tradizione di abbellire le vie centrali con luminarie lungo le quali si svolgono cortei di carri trainati da maestosi cavalli, riccamente adornati con i cosiddetti "Quarnamienti", che terminano il corteo all'interno dello stadio comunale con una esibizione equestre denominata "Ballata dei Cavalli" a cui segue il suggestivo lancio delle mongolfiere.

Le serate del 12 e 13 Giugno vengono inoltre allietate con concerti musicali e bandistici.

Feste & Sagre

Durante l'Estate Avetranese nelle corti e per le vie del centro storico si svolgono diverse sagre durante le quali si possono degustare piatti tipici come "pizzarieddi" e orecchiette, tipica pasta locale, frise condite con pomodoro e olio prodotto dalle olive dei nostri alberi secolari, poi anche pettole, formaggi e caciotte, marretti e salsicce, angurie e cummarazzi. La nostra cucina salentina infatti è ricca di ingredienti naturali, di fantasia, di profumi, di colori e di sapori.

Ingredienti naturali e semplici che servivano in passato per preparare "piatti poveri", oggi diventati ricercati per la loro bontà. Naturalmente in loco si trovano diversi servizi di ristorazione per tutte le tasche e le occasioni.

Estate Avetranese

Tra i tanti e ricchi appuntamenti che allietano le serate estive, una fra le più importanti è la Sagra “Ti la Frisa”. Questa manifestazione è diventata ormai un classico appuntamento della stagione estiva che anno dopo anno richiama un numero sempre maggiore di visitatori, ed è certamente destinata a far parte del presente futuro patrimonio culturale e popolare cittadino.

Giunta oggi alla XII edizione essa si svolge nel cuore dell’estate, prima metà del mese di Agosto, all’interno del suggestivo scenario della storica piazza Vittorio Veneto per poi snodarsi all’interno di quel palcoscenico naturale che è il centro storico dove i monumenti si alternano in un piacevole contrasto alle cosiddette “caseddi” (case piccole e basse) circondate da vicoli e viottoli. L’obiettivo è quello di proporre al pubblico la degustazione del prodotto principe, la tradizionale “Frisa” appunto, condita in svariati modi per ricreare il sapore del Sole e della Terra. La frisa, o frisella, è un pane di piccole dimensioni prodotto esclusivamente con farina di grano duro. Un tempo i nostri contadini non potevano avere pane fresco ogni giorno, per cui nei loro forni a pietra e con il loro grano, producevano dei piccoli pani di forma circolare che, una volta cotti, venivano tagliati a metà e fatti essiccare come biscotti. In questo modo, il pane si conservava molto più a lungo. Fanno da contorno poi alla manifestazione tutta una serie di altre iniziative: la presentazione dei prodotti tipici, la degustazione di diverse tipologie di vini della zona, tra cui il famosissimo Primitivo di Manduria, la proiezione di documentari che illustrano i luoghi caratteristici del territorio, con un´attenzione particolare alle masserie e alle grotte e infine spettacoli di musica popolare che prendono vita in diverse zone del centro storico, dalla famosa "pizzica" al Jazz e che coinvolgono fino a tarda notte un gran numero di spettatori.

 

 

 

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